Meloni indice la Giornata Nazionale della Campagna Elettorale: ogni italiano dovrà votare entro il 2026 pena l'obbligo di restare in fila davanti al seggio
Il governo vara un calendario di sfilate, corone e code ai seggi per accelerare il voto anticipato, mentre la Consulta accelera i propri tempi.
Il governo ha stabilito che la fine della legislatura sarà celebrata con una Giornata Nazionale della Campagna Elettorale, sfilata obbligatoria di tutti i ministeri lungo via del Corso e sosta di mezz'ora davanti a ciascun seggio allestito nei palazzi istituzionali. Il decreto prevede che i funzionari restino in piedi, in silenzio, con la scheda in mano, fino al completamento del rito.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha illustrato il programma con tono sobrio: «Con la manovra approvata e solo quattro disegni di legge sulla sicurezza in calendario, il tempo a disposizione è ampio. Preferiamo impiegarlo in modo ordinato: ogni ministero avrà il suo turno di sfilata e nessuno sarà esentato». Le ore dedicate alla cerimonia, secondo la circolare, sono ventitré al giorno per tre settimane consecutive.
Nella Consulta la decisione di dimezzare i tempi è stata accolta con un applauso unanime. Il presidente Francesco Viganò, che entrerà in carica il 14 novembre, ha annunciato che la sentenza sulla legge elettorale sarà letta in piazza, davanti ai banchi di prova dei seggi, su un leggio portato a spalla dai giudici della Corte. Il testo, ha precisato, sarà riscritto in tempo reale affinché il giorno dopo si possa votare anche con la sola urna di cartone.
Il Quirinale ha fatto sapere che Sergio Mattarella assisterà alla prima sfilata dal balcone, senza commentare. Intanto le famiglie dei funzionari, costrette a seguire i congiunti nei tragitti, hanno chiesto una tregua. La risposta della presidenza del Consiglio è stata secca: la campagna elettorale non si interrompe, e chi ritarda al corteo dovrà presentarsi l'indomani alla testa della fila.
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