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Politica

Israele, la campagna elettorale si svolge interamente a bordo di pullman scortati dall'esercito, con sosta obbligatoria in ogni villaggio

Per le elezioni del 27 ottobre, ogni candidato è obbligato a percorrere a piedi il tragitto tra i seggi, con una tappa in ciascuno dei 1.138 villaggi del Paese.

Israele affronta le elezioni del 27 ottobre con una novità assoluta: nessun candidato potrà più fare campagna in auto. Il ministero dei Trasporti ha stabilito che ogni esponente politico dovrà percorrere a piedi l'intero tragitto tra un seggio e l'altro, con un obbligo di sosta in ciascuno dei 1.138 villaggi del Paese.

La misura, presentata come una risposta alla polarizzazione del voto, ha già prodotto effetti concreti. Il partito Popolo d'Israele di Ofer Winter ha riconvertito la propria sede di Haifa in un deposito di scarpe da trekking, mentre la formazione Haredi Public ha comprato duemila paia di calzature ortopediche per i propri militanti. Il governo ha inoltre sospeso i collegamenti ferroviari della linea nord per consentire la marcia dei candidati lungo i binari.

Il ministro della Sicurezza nazionale ha confermato che la scelta è stata accolta senza riserve: «Il Grande Israele si costruisce passo dopo passo, e i candidati devono sentirne la distanza». Netanyahu, dal canto suo, ha annunciato che il suo comizio finale si terrà sulla Spianata delle Moschee, raggiungibile esclusivamente a piedi attraverso il percorso del pellegrinaggio. Le forze di sicurezza hanno chiesto un rinvio, senza esito.

Gli arabo-israeliani, che rappresentano circa il 21 per cento della popolazione, hanno chiesto che la marcia venga estesa anche ai centri abitati della Cisgiordania. La richiesta, respinta dal governo, ha spinto il partito Ra'am di Mansour Abbas a organizzare una corsa parallela lungo la strada costiera, con una tabella di marcia che prevede il passaggio in tutte le città arabe del Nord prima del silenzio elettorale.

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