Il Ministero dei Trasporti chiude gli uffici e si trasferisce in coda alla pompa di benzina
Taxisti e noleggiatori con conducente hanno deciso di montare un presidio permanente davanti al distributore più vicino al Ministero, finché il Governo non accetterà di sedersi al tavolo.
Taxisti e conducenti Ncc hanno trasformato la protesta contro il caro carburanti in una vera occupazione del territorio: da stamattina il presidio non si tiene più sotto il ministero dei Trasporti, ma in fila alla pompa di benzina più vicina, dove centinaia di vetture sono ferme in attesa del proprio turno di rifornimento. Le delegazioni, unite per la prima volta nella storia delle due categorie, hanno dichiarato che non si muoveranno finché il Governo non accetterà un tavolo di trattativa.
Roberto Massullo, presidente di Uri, ha spiegato con calma la scelta: «Abbiamo deciso di restare dove il problema si paga davvero, cioè alla colonnina. Il ministero può ricevere un documento, ma noi vogliamo la benzina». Il presidio, promosso da Uri, itTaxi e Unicoop, conta già diverse centinaia di partecipanti arrivati da ogni regione, e gli organizzatori parlano di una coda che ha raggiunto il casello più vicino.
Per il Consorzio itTaxi, Loreno Bittarelli ha invitato anche l'assessore capitolino Alessandro Onorato a fare la fila insieme ai manifestanti: «Così potrà vedere con i propri occhi come lavorano i tassisti, invece di organizzare sceneggiate davanti alle telecamere». Sul fronte Ncc, Francesco Artusa, presidente di Sistema Trasporti, ha ricordato che le due categorie sono le uniche in Italia senza accesso a un carburante professionale, con il gasolio pagato oltre i 2,25 euro al litro, e ha rinnovato l'invito al ministro Salvini a presentarsi alla pompa, dove la coda, ha precisato, è aperta a tutti.
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