Il Ministero dell'Istruzione adotta il bosco come aula: tutti i docenti studiano nella natura per un anno
Il dicastero impone un anno di lezioni all'aperto con pernotto nei boschi per l'intero corpo docente, dal Nord al Sud.
Il Ministero dell'Istruzione ha deciso che d'ora in avanti tutti i docenti del Paese svolgeranno le proprie lezioni all'aperto, in boschi individuati da una commissione tecnica, con l'obbligo di pernottare sotto tende fornite dall'amministrazione per l'intero anno scolastico. Il provvedimento, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri, entrerà in vigore a settembre e riguarda oltre settecentomila insegnanti.
Il capo di gabinetto, Ernesto Sbrigati, ha illustrato il piano con voce ferma: «Il bosco è un'aula come le altre, anzi più completa. Ogni docente dovrà dimostrare di saper accendere un fuoco e di saper insegnare la matematica con le sole pigne. Chi non supererà la verifica pratica di fine trimestre sarà trasferito nel comune più vicino a una foresta, anche se si trova a centinaia di chilometri dalla propria residenza».
Per realizzare il progetto sono state requisite diciannove riserve naturali e tre parchi urbani, che saranno delimitati da recinzioni in legno costruite dagli stessi insegnanti durante un corso di falegnameria obbligatorio di sessanta ore. Le scuole delle grandi città hanno già ordinato camion di terra fertile per ricreare radure davanti agli istituti, mentre i presidi sono stati incaricati di organizzare turni di guardia notturni contro i cinghiali.
Il sindacato della categoria ha chiesto un incontro urgente, ma il ministero ha risposto con una circolare che prevede la presenza di un docente di scienze forestali in ogni classe. Il primo giorno di prova, nelle campagne dell'Abruzzo, duecento maestre hanno acceso il fuoco per la lezione di storia medievale, e la commissione ha definito l'esito «incoraggiante, salvo qualche bruciatura di lavagna».
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