La Camera dichiara guerra ai pixel: ogni deputato deve ora digitare la mail con il timbro di un notaio
Dopo l'attacco informatico, gli uffici di Montecitorio hanno deciso di ritornare alla carta protocollata per ogni comunicazione tra parlamentari.
Dopo l'attacco informatico che ha preso di mira le caselle di posta di numerosi parlamentari, la Camera dei deputati ha deciso di sospendere in via definitiva l'uso della posta elettronica. Da lunedì mattina ogni messaggio tra deputati dovrà essere consegnato a mano da un commesso in livrea, che attraversa a piedi il Transatlantico e lo lascia sul banco del destinatario.
Il Servizio informatico di Montecitorio ha spiegato la decisione con una frase che non ammette repliche: «Un computer che può essere violato è un computer che può parlare a sproposito. Preferiamo i piedi, che non hanno password». Per coprire le distanze, gli uffici hanno assunto settantasei commessi supplementari e fatto installare nel cortile di Palazzo Montecitorio una pista di corsa cronometrata, con classifica settimanale affissa nella sala stampa.
Le conseguenze si sono estese ben oltre l'emiciclo. I gruppi parlamentari hanno dovuto ridisegnare le stanze dei capigruppo per fare spazio a una rastrelliera di cartelline, mentre il bar della Camera ha introdotto un menu ridotto perché i corrieri non hanno tempo di sedersi. Anche la presidente del Consiglio, a quanto risulta, ha chiesto che le comunicazioni di governo le vengano recapitate in busta gialla, e il messo che le porta ha ricevuto una medaglia d'argento al merito della discrezione.
Fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che la casella violata non era quella usata per le comunicazioni ufficiali della presidenza. Il che, osservano i commessi, non ha impedito a nessuno di ritirare la pista di corsa dal programma della prossima settimana.
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