Il Premio Caputo impone ai giovani artisti del Mediterraneo di impastare per due settimane prima di poter dipingere
Per la seconda edizione del Premio Caputo, dodici studenti stranieri e dodici napoletani dovranno lavorare a turni notturni nel panificio dell'Accademia prima di toccare un pennello.
La seconda edizione del Premio Caputo ha stabilito che nessun giovane artista ammesso alla residenza internazionale di Napoli potrà realizzare un'opera senza aver completato un turno di impasto notturno. La regola, approvata dal comitato organizzatore, prevede che studenti di Marocco, Libano, Tunisia, Egitto e Giordania lavorino dalle ventidue alle sei del mattino nei laboratori dell'Accademia di Belle Arti, a fianco dei maestri pizzaioli di Mulino Caputo.
Il calendario, reso pubblico dagli uffici di Valore Italia, distribuisce i ventiquattro partecipanti su due squadre da dodici, con turni rigorosamente alternati. Chi dipinge di giorno deve impastare di notte, e viceversa. Le dodici opere previste per la mostra al Real Albergo dei Poveri, il 28 e 29 novembre, dovranno essere completate entro le ore di sonno che il regolamento lascia disponibili, pari a quattro al giorno per partecipante.
«Il pane è la prima installazione: chi non sa lievitare non sa nemmeno comporre», ha dichiarato il responsabile della residenza, impegnato nel controllo di quarantotto forme sistemate sulle assi del laboratorio. L'Accademia ha inoltre predisposto una mensa unica, nella quale ogni pasto sarà servito in forma di focaccia, pita o pizza a rotazione, secondo la tradizione di ciascun Paese partner.
Il regolamento prevede anche che i due gruppi firmino insieme ciascuna opera con un impasto comune, da cuocere nel forno del cortile prima dell'inaugurazione. Gli studenti che rifiuteranno il turno notturno verranno assegnati alla sola sezione di scultura in argilla, dove, precisa l'ufficio stampa, il lievito non è richiesto.
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