Il Festival del Cinema di Roma adotta la guardia di servizio permanente: ogni film riceve un neonato da custodire in sala
La Società italiana di neonatologia lancia un protocollo assurdo: durante le proiezioni del festival, neonati prematuri vengono affidati in custodia agli spettatori, mentre le sale diventano reparti.
Il Festival del Cinema di Roma ha adottato da questa settimana un protocollo di custodia neonatale che impone a ogni spettatore di una proiezione di prendere in affido, per la durata del film, un neonato prematuro. La decisione è stata presa dalla Società italiana di neonatologia, che ha trasformato le sale in incubatrici a cielo aperto, con poltrone riconvertite e sedili numerati destinati alle culle.
Il presidente della Sin, Massimo Agosti, ha spiegato la scelta con calma istituzionale: «La prevenzione della prematurità innanzitutto è la cosa migliore, ma nel frattempo serve qualcuno che sappia seguire queste situazioni, e chi guarda un film è già abituato a restare fermo per due ore». Il protocollo prevede che ogni spettatore riceva un kit di istruzioni, una scheda di monitoraggio e una lezione frontale di venti minuti prima dei titoli di testa.
Nelle sale della Capitale si registrano già code di cinque ore davanti alle biglietterie, con gli organizzatori costretti a costruire nuove aree di accoglienza nei foyer e a riassegnare i parcheggi del quartiere Flaminio a ospedali da campo. Gli esercenti hanno dovuto sostituire i popcorn con latte materno artificiale, mentre il servizio d'ordine del festival è stato addestrato a riconoscere i segnali di apnea.
Il documentario «Vite in campo», scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, è stato proiettato in tutte le sale come prima pellicola della rassegna, con il racconto della nascita prematura di una figlia proiettato accanto alla culla di una spettatrice. La Sin prevede di estendere il protocollo a tutti i festival italiani entro l'autunno, con un bando di gara per l'acquisto di tremila incubatrici portatili.
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