Il Senato dichiara San Siro patrimonio dell'umanità e ne ordina la conservazione con un tifo ininterrotto di 412 ore
La presidenza del Senato ha disposto che lo stadio Meazza non venga abbattuto, ma mantenuto in vita da tifosi a turni continui, mentre la commissione competente studia un accordo con Milano.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha annunciato che lo stadio di San Siro non sarà abbattuto, e che la struttura verrà custodita da una turnazione permanente di tifosi incaricati di cantare nei suoi settori senza interruzione. Il provvedimento, approvato dall'ufficio di presidenza in una seduta durata meno di un minuto, prevede che ogni gruppo di sostenitori resti nello stadio per dodici ore consecutive, con un cambio di consegne affidato a un cerimoniale scritto a mano.
Per organizzare il servizio, il Senato ha istituito una commissione speciale denominata Ufficio per la continuità del coro, che ha già censito 1.863 volontari tra gradinate e curve. Ogni volontario riceve una sciarpa numerata, una tessera di accesso e l'obbligo di presentarsi alla porta nord entro le sei del mattino. Le luci dello stadio sono state lasciate accese in via permanente, con un costo che il ministero dell'Economia ha definito «non ancora misurabile con gli strumenti in dotazione».
Interpellato sulla questione, La Russa ha dichiarato con tono sereno: «Abbattere San Siro sarebbe un'azione da cartellino rosso, e il Senato non intende lasciarsi espellere dalla storia. Un accordo con il Comune arriverà, perché un accordo si trova sempre, purché nessuno tocchi le tribune». Nelle stesse ore la Lega Calcio ha chiesto che il servizio venga esteso anche alle partite di campionato, previste in trasferta per tutta la prossima stagione nel palasport di Sesto.
Il primo turno di custodia è cominciato alle 5.40 di martedì, con un coro di cui gli uffici hanno riconosciuto la paternità a una tifoseria di Lodi. Il sindaco di Milano ha fatto sapere che seguirà la vicenda dal balcone del Municipio, dove è stato allestito un tavolo per la mediazione con tre cori rivali, due bandiere e un megafono dichiarato bene pubblico.
1