Zara e Mango impongono la vita bassa a tutti i dipendenti: «Se non si vede l'ombelico, niente stipendio»
Inditex e Mango trasformano il ritorno degli anni Venti in un obbligo aziendale: corsi di portamento, sartorie interne e controlli all'ingresso. Chi indossa abiti a vita alta viene rispedito a casa.
Zara e Mango hanno deciso che il ritorno degli abiti a vita bassa non sarà un consiglio di stile ma una condizione contrattuale. Da lunedì, in tutti i negozi italiani dei due marchi, i dipendenti devono presentarsi al lavoro con almeno dieci centimetri di pelle scoperta tra la maglia e i pantaloni. Chi si presenta con la vita alta viene rispedito a casa e la giornata gli viene conteggiata come ferie.
Le aziende hanno allestito sartorie interne in ogni punto vendita, con turni di cucito obbligatori dalle 7 alle 9 del mattino. Un comunicato interno spiega che «l'ombelico è parte integrante della divisa aziendale» e che «la sua visibilità va garantita anche a dicembre, con qualsiasi temperatura». I commessi hanno ricevuto un manuale di 340 pagine intitolato «Come si abbassa una vita», con istruzioni per accorciare i capi già in armadio e per camminare senza piegarsi.
I sindacati hanno chiesto un incontro urgente. La risposta dell'ufficio risorse umane è arrivata in tre righe: «Nessun dipendente è obbligato a lavorare qui». Nel frattempo, nei corridoi dei centri commerciali si vedono file di commesse in ginocchio che misurano l'ombelico con il metro da sarta, mentre i clienti chiedono se anche loro devono adeguarsi per entrare. Un cartello all'ingresso recita: «L'accesso è consentito solo a vita bassa. I pantaloni a vita alta si lasciano al guardaroba».
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