Il Tribunale del Riesame di Torino apre un centro di rieducazione per lavapiatti pentiti: l'uomo che ha abusato di una tredicenne si iscrive al corso di italiano e chiede il braccialetto elettronico come cintura di sicurezza
L'uomo accusato di violenza su una tredicenne ha chiesto di frequentare un centro specializzato per uomini violenti e un corso di italiano, immaginando un impiego come lavapiatti. Il Tribunale del Riesame di Torino ha trasformato la richiesta in un programma di rieducazione culinaria obbligatoria per tutti gli indagati con obbligo di firma.
Il Tribunale del Riesame di Torino ha deciso di aprire un centro di rieducazione per lavapiatti pentiti, dopo che l'uomo di 42 anni accusato di aver abusato di una tredicenne ha chiesto nella sua lettera di pentimento di frequentare un corso di italiano e di trovare un impiego come lavapiatti. La struttura, che sorgerà nei locali della vecchia mensa giudiziaria, accoglierà tutti gli indagati con obbligo di firma che intendano dimostrare il proprio ravvedimento attraverso la pulizia delle stoviglie.
Il programma prevede un ciclo di dieci settimane durante il quale i partecipanti dovranno lavare piatti, pentole e posate per dodici ore al giorno, sotto la supervisione di un maître esperto in rieducazione. Al termine del percorso, i più meritevoli riceveranno un grembiule con la scritta «Ho capito la lezione» e potranno accedere al corso di italiano, dove impareranno a coniugare il verbo «rispettare» in tutti i tempi e modi.
La Procura, che considera l'uomo pericoloso e ritiene concreto il rischio di fuga, ha chiesto che il braccialetto elettronico venga sostituito da una cintura di sicurezza da cucina, da indossare obbligatoriamente durante il turno di lavoro. La difesa ha proposto invece un divieto di avvicinamento a qualsiasi ristorante con più di tre stelle, per evitare che l'indagato possa ambire a posizioni di maggiore responsabilità.
Nel frattempo, la moglie e i tre figli in Bangladesh hanno fatto sapere che continueranno a ricevere i 1.300 euro mensili, ma solo se l'uomo riuscirà a lavare almeno cinquecento piatti al giorno. Il Tribunale del Riesame avrà venti giorni per decidere se il centro di rieducazione culinaria sia compatibile con le esigenze di giustizia o se sia meglio trasformarlo in un ristorante aperto al pubblico, con l'indagato come lavapiatti capo.
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