Genitori italiani brevettano il «turno di parola sui figli»: a cena si parla solo dei ragazzi, con tanto di cronometro e multe per chi devia
Nei ristoranti dello Stivale arriva il regolamento «Parliamo dei nostri figli»: un timer da tavolo scandisce gli interventi, e chi osa raccontare un viaggio o una serie TV paga il conto per tutti.
Nei ristoranti di tutta Italia è comparso il «turno di parola sui figli»: un timer da tavolo che, allo scoccare del minuto, obbliga i commensali a parlare esclusivamente dei propri ragazzi. Chi devia su lavoro, viaggi o serie televisive paga il conto per tutti e viene segnalato al coordinamento nazionale dei genitori.
Il regolamento, adottato in via sperimentale da oltre duemila famiglie, prevede che ogni genitore disponga di tre minuti per aggiornare gli amici su esami, voti, amicizie, università e tirocini. Il tempo residuo viene annotato su una lavagna all'ingresso del locale, dove campeggia la classifica dei genitori più presenti. «Non è una gara», ha spiegato il coordinatore, «ma se mio figlio non ce la fa, che cosa dice questo di me?».
Nei fine settimana i ristoranti si sono attrezzati: menu a tema con portate intitolate «La crisi del terzo anno» e «Cambio di facoltà», e un servizio di vigilanza che controlla che nessuno pronunci la parola «vacanza». Le prenotazioni sono raddoppiate, mentre i figli, ignari, continuano a restare a casa.
Il prossimo passo è l'estensione alle cene di Natale, con un commissario incaricato di verificare che ogni portata venga accompagnata da un aggiornamento sul percorso di studi. Le famiglie che non si adeguano rischiano di essere escluse dal giro delle cene.
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