Don Coluccia accerchiato al Quarticciolo: tre denunciati, il prete ora cammina scortato da un plotone di fedeli armati di rosari
Dopo le minacce durante la passeggiata per la legalità, don Antonio Coluccia ha trasformato la sua processione in una marcia di duecento persone che recitano il rosario a voce alta davanti alle piazze di spaccio, costringendo i pusher a spostare l'orario di lavoro.
Don Antonio Coluccia, il prete antispaccio sotto scorta da dieci anni, dopo essere stato accerchiato e insultato sabato sera al Quarticciolo, ha deciso di non camminare più da solo: da lunedì attraversa il quartiere alla testa di una processione di duecento fedeli che recitano il rosario a voce alta e indossano pettorine catarifrangenti con la scritta «Legalità». La marcia parte ogni sera alle 21 in punto e percorre tre volte il perimetro della piazza di spaccio, con sosta obbligatoria davanti a ogni portone.
I pusher, che secondo i carabinieri avevano minacciato il sacerdote anche in arabo, hanno dovuto riorganizzare i turni: la piazza principale è stata spostata di due isolati, poi di quattro, poi in un cortile privato dove i residenti hanno cominciato a esporre lenzuola con scritte contro lo spaccio. Tre cittadini tunisini sono stati denunciati per minacce aggravate, ma il vero effetto è che ora nessuno vuole più fare la postazione davanti alla chiesa.
Il sindaco Gualtieri ha annunciato che la processione avrà una corsia preferenziale e che i vigili urbani scorteranno il rosario come una gara podistica. Salvini ha proposto di aggiungere un megafono, Crosetto ha offerto i cappellani militari come rinforzo. Don Coluccia, intanto, ha fatto sapere che la prossima tappa sarà un pellegrinaggio a piedi da Rebibbia al Quarticciolo, con tanto di benedizione finale delle piazze liberate.
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