Città di Castello: i Cenci brevettano il tartufo a km zero e vietano ai boschi di produrne altrove
La famiglia Cenci di Città di Castello trasforma la cerca del tartufo in un'operazione militare: mappatura dei boschi, turni di raccolta e un divieto comunale che impone ai tartufi di nascere solo dove dicono loro.
A Città di Castello la famiglia Cenci ha dichiarato l'intero comprensorio boschivo «zona di raccolta familiare protetta» e ha vietato per decreto sindacale a qualsiasi tartufo di nascere fuori dai confini tracciati dal capofamiglia Diego Cenci. L'ordinanza, firmata dal sindaco Luca Secondi su proposta dell'assessore Letizia Guerri, impone ai tartufi bianchi pregiati di germogliare esclusivamente nelle aree indicate dai Cenci, con multe salate per i funghi che dovessero affiorare altrove.
Per far rispettare la regola, i Cenci hanno arruolato i cani Red e Milù come «agenti territoriali» e hanno istituito un corpo di vigili tartufai composto dai figli Mattia e Marco, che pattugliano i sentieri armati di vanghino e fischietto. I due fratelli hanno già notificato a tre esemplari di trifola l'obbligo di ricollocarsi entro le mappe approvate, mentre la piccola Matilde, diciotto mesi, è stata nominata «commissaria ai tartufi emergenti» in attesa dei quattordici anni per l'iscrizione all'albo.
Il presidente dell'Associazione Tartufai Alto Tevere, Andrea Canuti, ha elogiato l'iniziativa definendola «un esempio di programmazione agricola che l'Unesco dovrebbe studiare». Il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, giunto alla quarantaseiesima edizione, si terrà nei primi tre fine settimana di novembre e vedrà i Cenci presidiare l'ingresso con un metal detector per tartufi, per accertare che ogni esemplare esposto provenga dalla zona franca familiare.
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