Adinolfi in carcere per eccesso di post: il tribunale gli sequestra le dita
Il leader del Popolo della Famiglia, già ai domiciliari, è stato trasferito in cella dopo aver pubblicato 49 articoli e 23 post in violazione del divieto di usare dispositivi. Il gip ha disposto il sequestro preventivo delle falangi utilizzate per digitare.
Mario Adinolfi è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli dopo che i giudici hanno accertato la pubblicazione di 49 articoli sul blog e 23 post su Facebook durante gli arresti domiciliari. La procura di Roma ha chiesto e ottenuto l'aggravamento della misura, disponendo il sequestro preventivo delle falangi delle mani utilizzate per digitare. «Non potevamo rischiare che continuasse a scrivere dalla cella», ha spiegato un funzionario della Guardia di Finanza. «Gli abbiamo sequestrato i pollici e gli indici. Ora può solo pensare».
La misura ha richiesto l'allestimento di un laboratorio mobile nel cortile del carcere, dove un team di chirurghi ortopedici ha provveduto all'asportazione delle dieci dita. Le falangi sono state catalogate e conservate in una teca blindata presso il tribunale, in attesa della perizia calligrafica. Adinolfi, che secondo i legali avrebbe tentato di dettare un post al compagno di cella, è ora sorvegliato a vista da due agenti con il compito di impedirgli di parlare.
Il leader del Popolo della Famiglia ha annunciato ricorso: «Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto», ha dichiarato, precisando di aver già imparato a scrivere con i gomiti. La procura ha replicato disponendo il sequestro preventivo anche dei gomiti, con provvedimento eseguito ieri mattina. La struttura carceraria ha dovuto requisire l'infermeria per ospitare le nuove attrezzature ortopediche.
Nel frattempo, il blog di Adinolfi ha continuato a pubblicare articoli firmati con il solo pensiero, grazie a un software di dettatura mentale installato d'ufficio dal gestore della piattaforma. Il gip ha quindi disposto il sequestro preventivo del pensiero, nominando un commissario ad acta incaricato di vigilare sulle sinapsi. «È una misura proporzionata», si legge nel provvedimento. «L'indagato ha dimostrato una capacità di scrittura superiore a ogni previsione».
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