Il viceré del Messico fa smontare il telescopio di Galileo per l'esame di ammissione del frate
Nel 1666, a Città del Messico, il viceré Antonio Sebastián de Toledo affida al domenicano Ignacio Muñoz l'autopsia ottica di un telescopio a quattro lenti attribuito a Galileo. Il frate supera la prova, ma la sua relazione di 900 pagine scatena una gara tra ordini religiosi per smontare e rimontare ogni strumento ottico del vicereame.
Il viceré della Nuova Spagna, Antonio Sebastián de Toledo Molina y Salazar, ha trasformato l'esame di ammissione del frate domenicano Ignacio Muñoz in un'autopsia ottica: il candidato ha dovuto smontare pezzo per pezzo un telescopio terrestre a quattro lenti attribuito a Galileo, misurarne le distanze tra le lenti con un compasso e ridisegnarne la struttura a mano prima di ottenere il visto d'ingresso a corte.
La prova, superata l'8 agosto 1666, è durata tre giorni e ha richiesto l'istituzione di una sala operatoria dedicata nel palazzo vicereale, con tanto di telo di lino steso sul tavolo e un notaio che verbalizzava ogni vite estratta. Il frate ha consegnato una relazione di quasi mille pagine, intitolata Observationes diversarum artium, in cui la descrizione del telescopio occupa una pagina e un quarto, ma il viceré, impressionato dalla minuzia, ha ordinato che la stessa procedura venisse applicata a tutti gli strumenti ottici del vicereame.
Da allora, ogni cannocchiale, occhiale da lettura e lente d'ingrandimento presente nelle missioni gesuite e domenicane del Messico viene periodicamente smontato, misurato e rimontato da una squadra di frati addestrati, che hanno sviluppato un protocollo di quaranta passaggi per evitare di graffiare il vetro. Il prossimo esame è fissato per la prima domenica di ottobre, quando Muñoz dovrà ripetere l'autopsia su un telescopio kepleriano appena giunto dalle Filippine, davanti a una commissione di tre vescovi e un notaio apostolico.
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