Google trasloca i server in orbita: il primo data center spaziale scalda i radiatori e accende le TPU per 15 minuti ogni ora
Il prototipo di Project Suncatcher è in orbita: Google vuole spostare parte del calcolo AI nello spazio, dove il sole non tramonta mai. Ma il vuoto non porta via il calore, e i chip lavorano a intermittenza.
Google ha mandato in orbita il primo computer per l'intelligenza artificiale e ha già annunciato che, entro il 2027, i satelliti saranno collegati tra loro in una rete laser capace di scambiare dati a una velocità che sulla Terra nessun cavo raggiunge. Il prototipo di Project Suncatcher, costruito con Planet e partito a bordo della missione Transporter-18 di SpaceX, ha stabilito il contatto e funziona come previsto. Il gruppo di Mountain View ha confermato che il sistema è operativo.
Il problema è che nello spazio non c'è aria. I processori producono calore e il vuoto non lo porta via: Google sta sperimentando tubi termici e radiatori, ma il sistema è tutt'altro che risolto. Per non stressare alimentazione e gestione termica, il satellite accende le TPU per sessioni di circa quindici minuti alla volta. Poi si raffredda, e ricomincia. Un data center che lavora a intermittenza, come una lavatrice che deve fare la pausa.
L'idea alla base è l'energia: in orbita bassa un satellite ha accesso quasi continuo alla luce solare e i pannelli producono fino a otto volte più energia rispetto a installazioni analoghe sulla Terra. Per questo Google immagina gruppi di satelliti con decine di TPU ciascuno, capaci di lavorare in parallelo. La precisione richiesta per i collegamenti laser, spiega l'azienda, è paragonabile a quella necessaria per colpire con un raggio una moneta a chilometri di distanza mentre entrambi i punti si muovono.
«Abbiamo fatto test a terra, ma nessun test è completamente paragonabile alla realtà», ha spiegato Travis Beals, responsabile di Project Suncatcher. Il progetto resta un «long-term moonshot», destinato a svilupparsi su un arco temporale lungo. Nel frattempo, sulla stessa missione, è partito anche un satellite della startup indiana TakeMe2Space con processori Nvidia. La corsa al data center orbitale è cominciata, e il primo ostacolo è sopravvivere al viaggio.
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