Salvini istituisce il «Telefono da 1700 Euro»: chi protesta dovrà consegnarlo in Prefettura e ritirarlo solo dopo aver dimostrato di essere povero
Il vicepremier annuncia un nuovo protocollo: i manifestanti milanesi dovranno consegnare gli smartphone costosi in Prefettura. Chi non lo fa è «benestante», quindi non ha diritto al disagio. Previsto un corso di rieducazione al risparmio con rate del telefono da saldare a mano.
Matteo Salvini ha annunciato l'istituzione del «Telefono da 1700 Euro», un protocollo che obbliga chiunque manifesti a Milano a consegnare il proprio smartphone in Prefettura entro le ore successive al corteo. Il dispositivo verrà pesato, fotografato e restituito solo a chi dimostra di averlo acquistato a rate e di non poterne più pagare le mensilità.
«Non è una misura punitiva, è un gesto di trasparenza», ha spiegato il ministro a margine del vertice. «Se dici di essere in difficoltà e hai in tasca un telefono che vale quanto un’utilitaria, noi ti aiutiamo: te lo sequestriamo per il tuo bene. Chi lo nasconde è un privilegiato e verrà segnalato al quartiere come tale».
Il protocollo prevede un percorso obbligatorio: tre settimane di corso serale sul risparmio, tenuto da funzionari del Ministero delle Infrastrutture, durante le quali i partecipanti dovranno riconsegnare anche le scarpe firmate e le felpe con il cappuccio. Al termine, chi supera l’esame riceve un telefono modello base con tastiera grande e un attestato di «disagio certificato».
La Prefettura ha già allestito un padiglione nel cortile per accogliere i dispositivi: si prevede una coda di manifestanti con caricabatterie al collo, in attesa di dimostrare la propria povertà. «Papà e mamma ne pagano le conseguenze anche economicamente», ha concluso Salvini, «e stavolta pagano anche la rata del telefono».
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