Parlamento vara un esame di idoneità per i deputati: chi usa «woke» in Aula viene rimandato a settembre
Dopo la rimozione del lemma «woke» dalla Treccani, Montecitorio introduce una prova orale obbligatoria per i parlamentari: chi pronuncia la parola in Aula viene sospeso e rispedito a un corso di aggiornamento lessicale.
Montecitorio ha istituito questa mattina un esame di idoneità lessicale per tutti i deputati: chiunque pronunci la parola «woke» in Aula o nelle commissioni viene immediatamente sospeso e rimandato a settembre, con obbligo di frequenza a un corso di aggiornamento tenuto dai lessicografi della Treccani. La prova orale si svolge ogni martedì nell'aula bunker, trasformata per l'occasione in un'aula scolastica con banchi singoli e campanella.
«Il lemma è stato archiviato, e chi lo usa dimostra di non aver seguito i lavori dell'enciclopedia», ha dichiarato il presidente della Camera, illustrando il nuovo regolamento. «Da oggi chi sbaglia viene bocciato, e chi viene bocciato tre volte perde il diritto di parola per l'intera legislatura». I primi a sottoporsi alla prova sono stati i membri della commissione Cultura, che hanno dovuto coniugare il verbo «cancellare» al passato remoto davanti a una commissione di tre filologi con tanto di verbale.
Il provvedimento ha già prodotto i primi effetti: i deputati si esercitano nei corridoi con schede lessicali plastificate, e alcuni hanno chiesto di poter portare in Aula un vocabolario tascabile. La Treccani ha annunciato che pubblicherà una nuova edizione del dizionario con il lemma «woke» sostituito da un rimando a «Estinzione», e che gli esemplari superstiti di cancel culture saranno catalogati in un apposito registro. Intanto, il Ministero dell'Istruzione ha annunciato che l'esame sarà esteso a tutti i dirigenti scolastici a partire dal prossimo anno.
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