Il Viminale istituisce il corpo dei rimpatri a comando vocale: 80mila agenti obbligati a urlare «tornate a casa» verso il Mediterraneo
Dopo il fermo della Sea Watch 5, il governo trasforma la politica migratoria in un gigantesco esercizio acustico: ogni mattina, gli agenti si schierano sulle coste e gridano ordini di rientro verso il mare, con risultati misurati in decibel.
Il Viminale ha istituito il Corpo dei Rimpatri Acustici: da lunedì, ottantamila agenti si schierano ogni mattina lungo le coste italiane e urlano all'unisono «tornate a casa» verso il Mediterraneo, in un esercizio che il ministro dell'Interno ha definito «la forma più alta di rispetto delle regole». I primi risultati, diffusi in serata, registrano un calo degli sbarchi del 12% e un aumento dei rimpatri del 30%, attribuito interamente alla potenza vocale dei partecipanti.
«Le leggi si rispettano, anche quando non si condividono», ha dichiarato il ministro durante la cerimonia di inaugurazione, tenuta sul molo di Lampedusa con ottomila megafoni allineati. «E se un'organizzazione privata decide di ignorarle, noi rispondiamo con la voce dello Stato». I volontari, reclutati tra i dipendenti pubblici in ferie, sono sottoposti a un regime di allenamento quotidiano: corsa sulla spiaggia, riscaldamento vocale e prove di dizione per pronunciare correttamente la frase «il diritto internazionale non si applica qui».
Il ministero ha già ordinato la costruzione di 150 torri acustiche lungo la costa, alte dodici metri, da cui gli agenti urleranno a turno per otto ore. «Abbiamo dovuto spostare 4.200 famiglie dalle zone costiere», ha spiegato un funzionario, «perché il rumore supera i 120 decibel e disturba i nidi di tartaruga». Intanto, la Sea Watch 5, ferma in porto, è stata trasformata in un centro di ascolto: i suoi altoparlanti trasmettono in loop la registrazione del ministro che ripete «le leggi si rispettano» per 45 giorni, mentre i 6 migranti salvati sono stati invitati a partecipare alle prove di canto corale.
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