Meloni atterra in Kuwait con una delegazione di seicento persone e chiede all'Emiro di spostare il Palazzo vicino a San Patrignano
La premier arriva al Bayan Palace con un seguito mai visto: tre aerei cargo di arredi da ufficio, una squadra di geometri e la richiesta formale di trasferire l'intero palazzo emiratino in Romagna per ragioni di fuso orario logistico.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è atterrata al Bayan Palace di Kuwait City con un seguito di seicento persone, tre aerei cargo carichi di scrivanie e una squadra di geometri che ha immediatamente iniziato a misurare le distanze tra il palazzo e la pista di atterraggio. La premier ha spiegato che il bilaterale con l'Emiro Misha'al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabah si sarebbe svolto regolarmente, ma solo dopo aver verificato la possibilità di smontare il palazzo e rimontarlo in Romagna, vicino a San Patrignano, per evitare i disagi del fuso orario.
Secondo fonti di Palazzo Chigi, la delegazione italiana ha preteso che l'intero corpo di guardia emiratino seguisse un corso accelerato di geografia italiana, con esercitazioni pratiche sul posizionamento del Bayan Palace tra Rimini e Coriano. I geometri hanno già piantato paletti nel deserto e misurato la larghezza delle porte con metri da sartoria, mentre un funzionario ha riferito che «il trasloco è tecnicamente fattibile, ma serve un permesso edilizio che l'Emiro deve firmare di persona, seduto sulla sedia che portiamo noi».
L'Emiro ha accolto la richiesta con la consueta cortesia, facendo servire il tè su un tavolo che gli italiani avevano già etichettato come «arredo da trasporto». La premier ha poi visitato il cantiere allestito nel cortile, dove una gru giocattolo è stata montata per simulare il sollevamento del palazzo, e ha dichiarato che «se il Kuwait non collabora, valuteremo di spostare San Patrignano in Kuwait, ma solo la parte con la sala riunioni». La delegazione ha prenotato altri due cargo per il rientro, vuoti, per fare spazio ai campioni di sabbia da analizzare in laboratorio.
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