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La Vuelta dichiara chiusa l'ottava tappa e trasferisce il traguardo di ogni frazione all'ospedale di Valencia

Dopo la caduta di Pogacar, la Vuelta ha deciso che ogni tappa si concluderà davanti al pronto soccorso. Il direttore di corsa: «Così il leader non deve fare nemmeno un metro in più».

La Vuelta ha spostato il traguardo di tutte le restanti tappe davanti all'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale universitario di Valencia, così che il leader della classifica, in caso di caduta, possa essere ricoverato senza perdere tempo prezioso. La decisione, annunciata questa mattina dal direttore di corsa Javier Guillén, è stata presa all'una di notte dopo che Tadej Pogacar è stato portato in sala operatoria per una lussazione alla spalla sinistra.

«Non possiamo permettere che il campione del mondo percorra chilometri in ambulanza mentre gli altri corrono», ha dichiarato Guillén davanti ai giornalisti riuniti nel parcheggio dell'ospedale. «Da domani ogni frazione partirà da un punto qualsiasi ma finirà qui, davanti alla porta girevole. Abbiamo già fatto installare due striscioni con la scritta Arrivo e una linea bianca sull'asfalto del vialetto delle ambulanze».

Il personale sanitario ha ricevuto un piano operativo: venti infermieri aggiuntivi per ogni tappa, dieci barelle pronte all'uso e un triage dedicato esclusivamente ai corridori. Il primario di ortopedia, Marcos Ferrer, ha già fatto predisporre una sala gessi adiacente alla zona di premiazione. «Se il vincitore di giornata non è ferito, lo facciamo accomodare in sala d'attesa come da protocollo», ha precisato Ferrer. «È una misura precauzionale che vale per tutti, anche per chi arriva con mezz'ora di ritardo».

Intanto la squadra della Uae ha noleggiato un secondo pullman trasformato in camera sterile, parcheggiato stabilmente davanti all'ingresso secondario. Il direttore sportivo Matxin Fernandez ha assicurato che Pogacar seguirà le prossime tappe dal letto, con il segnale televisivo proiettato sul soffitto. «Se dovesse servire, siamo pronti a spostare anche il podio finale», ha concluso Guillén. «La Vuelta non si ferma mai, soprattutto davanti a un ospedale».

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