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L'Iran invia alla centrale inglese una fattura di 14 milioni per le 96 ore di blackout, con penale per il ritardo

Dopo il presunto attacco informatico, Teheran ha presentato a Londra una parcella dettagliata per lo spegnimento della centrale, chiedendo il pagamento in sterline entro 30 giorni e minacciando interessi di mora.

Il ministero dell'Energia iraniano ha fatto recapitare ieri alla National Grid britannica una fattura proforma n. 1402/96, intestata «Servizio di disconnessione programmata impianto di produzione elettrica», per un importo di 14.280.000 sterline. Il documento, firmato dal direttore generale per l'export di servizi tecnici, contesta al gestore inglese il mancato pagamento delle 96 ore di fermo impianto realizzate «su richiesta non formalizzata del cliente».

La parcella, redatta su carta intestata della compagnia elettrica statale Tavanir e timbrata con il sigillo dell'ufficio contabilità di Teheran, elenca voci quali «costo opportunità turbina a gas», «manodopera specializzata in turno notturno» e «usura contatori di frequenza». Un allegato di 12 pagine specifica che lo sconto del 15% per il pagamento entro 10 giorni è già stato decurtato, mentre una nota a piè di pagina avverte che dopo 30 giorni verranno applicati interessi di mora al tasso ufficiale della Banca centrale iraniana.

La National Grid ha risposto con una nota interna in cui si chiede al dipartimento legale di verificare se la firma apposta sul documento corrisponda a quella del funzionario che, secondo il Telegraph, avrebbe coordinato l'operazione. Nel frattempo, l'ambasciata britannica a Teheran ha ricevuto una seconda comunicazione in cui si sollecita il pagamento e si propone un saldo in rate mensili con garanzia su una partita di tappeti persiani depositata presso il porto di Bandar Abbas.

La Camera di commercio italo-iraniana ha già fatto sapere di non essere competente a mediare la vertenza, mentre un portavoce del ministero degli Esteri di Londra ha definito la fattura «un documento che non riconosciamo e che non pagheremo». Il direttore generale di Tavanir, interpellato, ha dichiarato: «Abbiamo fornito un servizio, ci aspettiamo di essere remunerati. Le regole del mercato valgono per tutti».

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