Ex ostaggi di Hamas aprono ambulatorio politico a Tel Aviv: turni di sei ore per consolare le famiglie in lutto
Gli ex prigionieri liberati hanno trasformato il trauma in un servizio pubblico: un ufficio aperto 24 ore su 24 dove i candidati alle elezioni ascoltano i parenti delle vittime del 7 ottobre. La politica israeliana non era pronta a tanta efficienza.
Gli ex ostaggi di Hamas hanno aperto a Tel Aviv un ambulatorio politico aperto ventiquattro ore su ventiquattro, con turni di sei ore ciascuno, per ricevere le famiglie in lutto che il governo, dicono, ha abbandonato. La struttura, ricavata da un ex centro commerciale, conta già centoquaranta sportelli e un sistema di prenotazione che assegna un numero progressivo all'ingresso.
Il servizio funziona così: chi ha perso un familiare il 7 ottobre prende un numero, si siede nella sala d'attesa allestita con sedie pieghevoli e, quando arriva il turno, viene ascoltato da un ex prigioniero che ha trascorso almeno un anno a Gaza. Eli Sharabi, liberato dopo quasi un anno e mezzo, ha spiegato che «ogni famiglia riceve un modulo di reclamo, ma il modulo non è il punto: il punto è che qualcuno risponda entro dieci minuti, anche solo per dire che non c'è ancora una risposta».
Il successo dell'iniziativa ha costretto i partiti a riorganizzarsi. Il Likud ha chiesto di aprire uno sportello concorrente a Gerusalemme, ma la coda si è formata ugualmente davanti alla sede di Tel Aviv. Noam Tibon, generale in congedo, ha proposto di estendere il servizio ai kibbutz del sud con un furgone attrezzato che percorra la frontiera due volte al giorno. Il fratello di Eli Sharabi, Sharon, ha aggiunto che «la politica è diventata un pronto soccorso: chi arriva prima viene ascoltato prima».
All'ingresso, un cartello indica i tempi di attesa aggiornati ogni ora. Ieri segnava quattro ore e dodici minuti. Nessuno se n'è andato.
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