Bosnia: alle urne con le impronte digitali, ma i partiti nazionalisti portano i seggi a casa in corteo
Elezioni generali in Bosnia-Erzegovina: per la prima volta si vota con lettori di impronte digitali e scanner ottici. I partiti nazionalisti, per non farsi superare, scortano le urne a casa come capi di Stato.
SARAJEVO — La Bosnia-Erzegovina è tornata oggi alle urne e, per la prima volta, ogni elettore ha dovuto premere il pollice su un lettore di impronte digitali prima di ricevere la scheda. I partiti nazionalisti, però, hanno preso la cosa alla lettera: hanno organizzato una scorta fisica delle urne, trattate come capi di Stato in visita ufficiale, con tanto di corteo di auto nere e agenti in giacca scura che le accompagnano dal seggio al camion blindato.
«Abbiamo voluto garantire che ogni scheda arrivi a destinazione con la dignità che merita», ha dichiarato un responsabile elettorale dell'Snsd, precisando che le urne della Repubblica Srpska viaggiano scortate anche di notte, con i fari accesi e un protocollo che prevede la precedenza assoluta agli incroci. Nella Federazione croato-musulmana, l'Hdz BiH ha replicato organizzando una scorta separata per le proprie urne, con un percorso cerimoniale che attraversa i dieci cantoni e soste obbligate davanti alle sedi dei partiti.
Il risultato è che i 5.700 seggi sono diventati altrettante ambasciate temporanee: ogni commissione elettorale ha un addetto che annuncia l'arrivo dell'urna con un megafono, mentre gli elettori in coda assistono al passaggio del corteo. Per evitare che le scorte si incrocino, la Commissione elettorale centrale ha dovuto pubblicare un orario di transito delle urne, con precedenze negoziate tra i partiti e un numero verde per segnalare gli ingorghi.
Alla fine, i 518 incarichi in palio verranno assegnati come sempre, ma le urne avranno viaggiato più dei candidati. E mentre Bruxelles aspetta riforme, a Sarajevo si contano le auto della scorta: servono almeno tre cortei per ogni entità, e il quarto è già in lista d'attesa.
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