Stellantis ferma Melfi e Mirafiori: operai a piedi verso Torino per chiedere i componenti mancanti al ministro Urso
Dopo lo stop produttivo per mancanza di pezzi, i lavoratori di Melfi decidono di raggiungere a piedi Torino per consegnare personalmente al ministro Urso la lista dei componenti che non arrivano. Il pellegrinaggio industriale paralizza l'autostrada e trasforma la crisi in una processione di duecento chilometri.
Gli operai dello stabilimento Stellantis di Melfi hanno iniziato questa mattina una marcia a piedi verso Torino per chiedere conto al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dei componenti che non arrivano da mesi. La decisione è stata presa dopo l'ennesima sospensione della produzione, che ha lasciato i reparti fermi e i cancelli sbarrati.
Il corteo, partito all'alba con caschi e tute da lavoro, ha già superato il confine regionale e procede a passo sostenuto lungo la statale. Secondo i sindacati, alla colonna si stanno unendo anche gli operai di Mirafiori, che hanno abbandonato la linea della Fiat 500 per raggiungere i colleghi lucani. «Non chiediamo un incontro, chiediamo di guardare negli occhi chi deve darci i pezzi», ha dichiarato un rappresentante della Fiom, mentre la polizia stradale deviava il traffico per lasciare spazio alla processione.
La marcia ha già prodotto effetti concreti: il ministro Urso ha annunciato che riceverà una delegazione di operai direttamente in autostrada, all'altezza di Piacenza, con un banco di lavoro smontato e rimontato per l'occasione. Nel frattempo, le istituzioni locali hanno allestito punti di ristoro ogni dieci chilometri, e il presidente della Regione Piemonte ha promesso che al loro arrivo gli operai troveranno una fabbrica simbolica con tutti i componenti necessari, pronta a essere inaugurata e subito chiusa per mancanza di pezzi.
I sindacati hanno fatto sapere che, se la marcia non otterrà risposte entro la fine della settimana, organizzeranno un pellegrinaggio inverso da Torino a Melfi, con tanto di cassa integrazione camminata. «Il futuro è fosco, ma almeno lo vedremo a piedi», ha concluso un delegato.
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