Luca Ward registra la propria voce all'ufficio brevetti e la deposita in cassaforte blindata: «Se un algoritmo prova a doppiarmi, trova la porta chiusa»
Al Teatro Studio Gianni Borgna il doppiaggio italiano cambia statuto: gli attori non firmano più contratti, consegnano fisicamente le proprie corde vocali in custodia a un caveau. Tognazzi: «L'IA deve arrivare a supporto, non l'uomo al servizio della tecnologia». Il sottosegretario Barachini esclude volti e voci sintetiche dagli spot istituzionali e propone lo stesso divieto per le campagne elettorali.
Luca Ward ha attraversato Roma a piedi con una valigetta rigida e l'ha consegnata a un notaio davanti al Teatro Studio Gianni Borgna: dentro, secondo il verbale letto ad alta voce, ci sono le inflessioni, le pause e il famoso monologo di Ezechiele 25:17, sigillati in cassaforte. Da oggi chiunque voglia clonare la voce dell'attore deve presentarsi allo sportello, firmare un registro e ritirare la copia in cera.
La misura nasce dall'incontro promosso dal Nuovo IMAIE alla Festa del Cinema di Roma, dove la categoria ha deciso di non limitarsi agli appelli. Gianmarco Tognazzi, portavoce per l'audiovisivo, ha annunciato che ogni interprete iscritto consegnerà una registrazione integrale del proprio registro vocale, chiusa in un armadietto numerato: «L'IA deve arrivare a supporto, non l'uomo finire al servizio della tecnologia», ha detto, mentre due tecnici caricavano gli armadietti su un furgone diretto agli studi.
Il presidente del Nuovo IMAIE, Andrea Miccichè, ha fissato il perimetro: nessun algoritmo potrà avvicinarsi a meno di tre metri da un attore in posa, e ogni doppio digitale dovrà essere pagato come una posa vera. La sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, ha rincarato: i finanziamenti pubblici andranno solo a chi fa firmare contratti in cui l'attore sa come viene usata la sua immagine.
Il sottosegretario all'Editoria, Alberto Barachini, ha emanato una circolare che esclude volti e voci generati dall'intelligenza artificiale dagli spot istituzionali, proponendo lo stesso divieto per le campagne elettorali. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, ha chiuso i lavori annunciando che l'Italia sarà il primo Paese al mondo a dire «no, qua non si può fare»: da lunedì, ogni voce sintetica dovrà esibire un cartellino con nome e cognome del proprietario.
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