Kandinsky invade Roma: 70 tele dipinte a mano per far sentire la musica ai sordi
Palazzo Bonaparte trasforma l'intera mostra in una sala d'ascolto: ogni visitatore riceve un pennello e deve dipingere ciò che sente. L'astrattismo diventa un esame di orecchio.
Dal 15 settembre, a Palazzo Bonaparte, chi entra alla retrospettiva su Kandinsky non trova quadri alle pareti ma settanta tele bianche e un pennello. La regola è una sola: ascoltare il brano diffuso dagli altoparlanti e dipingere ciò che si sente. Chi sbaglia colore viene accompagnato all'uscita da un addetto in divisa che agita un diapason.
La curatela ha spiegato che il maestro «va sentito, non guardato», e ha preso la frase alla lettera. Le opere del Centre Pompidou restano nei caveau di Parigi, mentre in sala girano i visitatori con le mani sporche di blu. Un custode riferisce che un gruppo di turisti tedeschi ha chiesto il rimborso dopo aver prodotto soltanto macchie grigie.
Il personale è stato sottoposto a un corso di orecchio assoluto della durata di tre settimane. Chi non distingue una dissonanza da un accordo non può più staccare il biglietto. La biglietteria è presidiata da un musicologo in camice che fa cantare una nota a chiunque chieda il ridotto.
La sala immersiva è stata attrezzata con un metronomo grande quanto una porta, e chi resta fuori tempo per più di due battute viene riportato all'ingresso e invitato a ricominciare. Il Comune valuta di estendere l'obbligo a tutte le mostre della Capitale entro Natale.
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