Bratan blocca la Milano-Meda per un videoclip: l'Italia lo espelle e gli sequestra anche la moto, il casco e la tuta
Il trapper russo-moldavo Bratan aveva fermato il traffico sulla Milano-Meda per girare un video musicale non autorizzato. Il ministro Piantedosi ha disposto l'espulsione immediata, il rimpatrio in Moldavia e il sequestro di tutto l'equipaggiamento usato per le riprese.
Il trapper Bratan, all'anagrafe Nicolae Novacenco, è stato espulso dall'Italia con un provvedimento che il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha definito «il rimpatrio più rapido della storia della Milano-Meda». L'uomo, insieme a un gruppo di motociclisti, aveva bloccato la strada statale per girare un videoclip non autorizzato, causando code e proteste. Ma la punizione non si è fermata al foglio di via: le autorità hanno sequestrato la moto, il casco, la tuta da motociclista e persino il ciak usato per le riprese, che ora verrà esposto in una teca al Ministero come monito per i futuri registi improvvisati.
La macchina organizzativa messa in moto per l'espulsione ha superato ogni previsione. Un intero reparto della Polizia Stradale è stato distaccato per ricostruire la scena del blocco, con tanto di plastico in scala 1:1 della carreggiata, montato in una palestra comunale di Cormano. Gli agenti hanno passato tre giorni a far sfilare automobilisti in fila indiana per misurare il tempo medio di attesa, arrivando a un totale di quattromila ore di ritardo accumulate. Il ministro Piantedosi ha annunciato che il plastico diventerà itinerante e sarà mostrato nelle scuole guida di tutta la Lombardia.
Nel frattempo, il rimpatrio è stato eseguito con una cerimonia che ha coinvolto l'intero aeroporto di Malpensa. Bratan è stato imbarcato sul primo volo per la Moldavia, scortato da due agenti che gli hanno consegnato un attestato di espulsione rilegato in pelle. All'arrivo, ad attenderlo c'erano le autorità moldave, informate via fax e invitate a organizzare un ricevimento ufficiale con tanto di banda musicale. Il legale del trapper, Matteo Politano, ha commentato: «Una bravata da niente, ma ora mio assistito dovrà spiegare ai suoi fan perché la sua moto è diventata un reperto di Stato».
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